Diritto BancarioCreato il fondo di investimento denominato “ Atlante”

17 Aprile 20160

È stato creato da banche e governo il fondo di investimento denominato “Atlante” (il cui nome richiama, chiaramente, quello del titano che, secondo la mitologia, da solo, reggeva la volta celeste) per cercare di aiutare il sistema finanziario italiano e ridurre i crediti deteriorati in circolazione.

Il fondo avrà essenzialmente due scopi: sostenere gli aumenti di capitale di alcune banche italiane e acquistare crediti deteriorati. La creazione del fondo Atlante è l’ultimo passo di una serie di interventi compiuti dal governo e dagli operatori del settore finanziario per cercare di aiutare il sistema bancario italiano, la cui situazione, piuttosto difficile da anni, si è decisamente aggravata negli ultimi mesi.

Il fondo Atlante (tecnicamente un “Fondo di investimento alternativo chiuso riservato”) è uno strumento gestito da una società privata, la Quaestio SGR del finanziere Alessandro Penati, ma la sua creazione è stata coordinata con il governo italiano e i principali gruppi finanziari del paese. Al momento la dotazione del fondo, cioè i capitali che potrà investire nei suoi due “compiti”, arriva in gran parte dalle due principali banche italiane, Unicredit s.p.a. e Banca Intesa s.p.a., che hanno assegnato al fondo ognuna circa un miliardo di euro. Fondazioni bancarie e altri istituti dovrebbero investire circa 500 milioni, mentre altri 500 arriveranno dalla Cassa Depositi e Prestiti, una struttura formalmente privata ma di fatto completamente controllata dal ministero dell’Economia. In tutto il fondo dovrebbe riuscire a raccogliere tra i 5 e i 6 miliardi di euro.

Il primo problema che il fondo dovrà affrontare è quello degli aumenti di capitale che nei prossimi mesi dovranno compiere due banche che si trovano in oggettive difficoltà: la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Da anni, numerose banche italiane sono “sottocapitalizzate”, cioè hanno troppe poche risorse proprie rispetto ai prestiti e agli altri impegni che hanno erogato, in palese violazione dei regolamenti internazionali che stabiliscono quanto “capitale proprio” debba avere un banca rispetto al totale dei suoi impegni, in modo da garantirne la stabilità. Il ruolo del neocostituto fondo sarà quello, semplificando, di comprare le eventuali azioni che le banche non riusciranno a collocare sopra un certo prezzo.

Un problema altrettanto grave che il fondo cercherà di risolvere è quello dei “non performing loans” (NPL), ovvero dei crediti deteriorati, cioè i prestiti che le banche hanno difficoltà a riscuotere. In Italia sono quasi il 20 per cento del totale di tutti i crediti erogati, per un valore totale di circa 350 miliardi di euro contando anche i 150 miliardi di crediti “meno” deteriorati. Le “sofferenze” vere e proprie, cioè gli NPL più deteriorati, sono circa 200 miliardi lordi. Per fronteggiarli, il sistema bancario ha messo da parte risorse per 120 miliardi. Le sofferenze nette, cioè la cifra che il fondo Atlante dovrà contribuire a smaltire, è quindi di 80 miliardi.

A gennaio il governo aveva creato un altro strumento, le “GACS”, che era stato impropriamente soprannominato “bad bank”. Si tratta di una forma di garanzia pubblica che una banca può acquistare per “assicurare” i propri crediti deteriorati e quindi rivenderli sul mercato a un prezzo non troppo svantaggioso. Le GACS non sono ancora entrate in funzione, ma gli esperti concordano sul fatto che avranno un impatto limitato perché soltanto una parte dei crediti deteriorati, quelli ritenuti più “sicuri”, possono essere garantiti con questo strumento.

Atlante avrà una missione più ampia e potrà acquistare anche i crediti deteriorati meno sicuri (le cosiddette tranche “junior”, diverse dalle “senior” che potranno essere garantite dalle GACS). Questo risultato sarà possibile perché i fondi di Atlante saranno in gran parte privati.

La speranza è che con l’aiuto del fondo gli aumenti di capitale abbiano successo e le banche, di cui il fondo diventerà in parte proprietario, tornino in salute in modo da assicurare un guadagno all’operazione. Lo stesso discorso vale per i crediti deteriorati: la speranza è di acquistarli a un valore superiore a quello che al momento è disposto ad offrire il mercato, scommettendo sul fatto che con un po’ di pazienza sarà possibile ottenere dei guadagni anche dalla gestione di questi crediti difficili.

avv. Edgardo Riccardi

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